Il Capitale sociale e lo sviluppo locale

In questi giorni ho riletto l’articolo che presentai, insieme ad Anna Bull, a Trento il 21 Ottobre del 2000 alla Conferenza Annuale dell’International Geographical Union e mi è sembrato che il tempo si fosse fermato: le tesi che sostenevamo mi sembrano ancora di grande attualità.

Sintetizzammo l’articolo in questo modo:

La teoria e l’analisi empirica dimostrano che lo sviluppo dipende da un molteplicità di fattori. Fino a poco tempo fa si attribuiva importanza fondamentale ai fattori prettamente monetari e tecnologici trascurando completamente il contesto sociale ed istituzionale in cui le dinamiche dello sviluppo operavano. Oggi moltissimi studiosi e politici riconoscono l’importanza fondamentale del lavoro sinergico tra tutti i fattori e gli attori direttamente ed indirettamente coinvolti nel processo di sviluppo sostenibile (in senso economico, sociale ed ambientale).

Grazie a molti autori, tra cui spicca Amartya Sen, oggi non si parla più di sviluppo intendendo la crescita economica ma ­­- ed è il modo in cui lo intendiamo in questo articolo – come il processo attraverso il quale l’insieme delle opportunità (capabilities) aperte alle persone viene esteso. Il concetto proposto è molto ampio e racchiude in se l’idea di sviluppo come miglioramento della qualità della vita: considera fattori ben più ampi dell’incremento del livello di reddito, includendo le condizioni di salute, l’istruzione, la sicurezza, la qualità dell’ambiente, l’esercizio delle libertà, l’efficienza istituzionale, ecc.

Insieme al concetto di sviluppo è stato modificata anche l’unità di analisi e di intervento delle politiche economiche concentrando l’attenzione sul contesto socio economico. Il contesto per sua natura varia da area ad area, tuttavia può essere esemplificato a fini descrittivi da due macro variabili, l’assetto istituzionale e il capitale sociale, cioè le interrelazioni che intercorrono tra i vari attori.

L’importanza del contesto sta’ diventando patrimonio anche dei policy maker italiani. Infatti negli ultimi anni molte delle politiche di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno mirano ad intervenire sul contesto. Ad interventi generalizzati o settoriali e decisi dall’alto è stata sostituita una politica che partendo dal basso coinvolga il più possibile tutti gli attori sia nel processo decisionale che nel controllo di efficienza ed efficacia degli interventi. Il chiaro intento di questi cambiamenti è stato quello di trasformare gli aiuti da strumenti assistenzialistici in fattori capaci di generare imprese, lavoro, miglioramenti civili, sociali ed ambientali. Si è cercato di intervenire sulle distorsioni più profonde della società meridionale puntando sul miglioramento della performance delle istituzioni ed incoraggiando la società civile e i cittadini a riacquistare fiducia in se stessi e a partecipare fattivamente alla determinazione ed implementazione del processo di sviluppo. In particolare le istituzioni sono state chiamate ad abbandonare logiche clientelari, burocratiche e corporative per far largo a criteri di efficienza e di efficacia nella erogazione dei servizi. In altre parole si sta’ puntando su interventi che non mirino a distribuire la spesa, bensì a produrre esternalità positive capaci di convincere gli operatori economici e sociali della convenienza ad investire in una determinata area (Ministero del tesoro, 1999).

Questo articolo è diviso in due parti. Nella prima parte, partendo da una analisi critica del lavoro di Putnam sulla tradizione civica in Italia (Putnam, 1993), si cerca di costruire una teoria del capitale sociale, in grado di sfruttare a pieno le caratteristiche olistiche di questo concetto. In particola cercheremo di identificare in quali condizioni il capitale sociale può avere un effetto positivo sullo sviluppo locale o, al contrario, avere effetti negativi, favorendo la crescita del clientelismo, della corruzione o addirittura della criminalità.

Nella teoria suggerita l’influenza del capitale sociale nei percorsi di sviluppo è strettamente connessa all’assetto istituzionale che caratterizza una determinata area.

L’assetto istituzionale (governance) è determinato dal mix di norme e comportamenti, condivisi ed accettati, formali ed informali che formano il quadro di riferimento, cioè le regole del gioco all’interno del quale le dinamiche socio economiche si esplicano. Dalla combinazione del tipo di governance e di capitale sociale si possono determinano contesti più o meno favorevoli allo sviluppo piuttosto che tendenti a situazioni di conflitto o di esclusione. Oppure, ed è il caso di gran parte del Mezzogiorno d’Italia, si determinano contesti che inducono a strategie di arrangiamento da parte degli attori sociali.

Nella seconda parte, l’apparato teorico elaborato è stata utilizzato per la lettura di un’area del Mezzogiorno d’Italia: l’Agro Nocerino Sarnese. Attraverso indagini documentarie e statistiche integrate da una serie di interviste con gli attori locali abbiamo analizzato le modificazioni subite dal contesto locale negli ultimi decenni. In questa zona si sono verificati fenomeni apparentemente contrastanti quali: l’aumento esponenziale dei consumi e l’altrettanto significativo aumento della disoccupazione; il consolidamento di un proto distretto a vocazione agroindustriale capace di competere su tutti i mercati esteri nonostante la presenza massiccia della criminalità organizzata. Queste ed altre contraddizioni possono essere comprese solo se si tiene conto che il capitale sociale e l’assetto istituzionale caratterizzanti una zona possono dare origine contemporaneamente sia ad effetti positivi che negativi. Infatti, durante gli anni ottanta esisteva una fitta rete di rapporti, conoscenze e relazioni, utilizzata per avvantaggiare esclusivamente una parte della comunità. Questo ha dato origine ad un intreccio perverso tra parte della classe politica, amministrativa, imprenditoriale e operaia, che ha causato una profonda distorsione nel processo di sviluppo.

Tuttavia a partire dal 1993 ci sono stati dei fattori esogeni ed endogeni che hanno dato vita ad un lento processo di cambiamento, quali: il cambiamento di molta della classe politica locale; l’arresto e il pentimento di molti boss camorristici locali; la fine dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno; ecc.. In altre parole, sono cambiate le regole del gioco rendendo più difficile l’utilizzo delle risorse pubbliche (economiche, sociali ed ambientali) per fini particolaristici. Questo ha indotto un cambiamento anche del capitale sociale che ha visto accrescere, seppur lievemente, le interrelazioni di tipo trasversali. In questo modo il contesto locale ha iniziato a produrre effetti positivi sul percorso di sviluppo.

Questo processo di cambiamento è appena all’inizio e può sfociare in almeno due scenari contrapposti: l’avviarsi su un sentiero di sviluppo che porti a benessere diffuso; l’accentuarsi delle strategie di arrangiamento. La fragilità e l’incerto sbocco del processo di cambiamento intrapreso è il punto cardine delle nostre conclusioni. In particolare i primi risultati dell’analisi condotta ci inducono a ritenere che l’intreccio perverso che si era creato durante gli anni ottanta non è completamente dissolto e quindi la consorteria politico-economico-criminale potrebbe volgere a suo vantaggio il calo di tensione delle istituzioni e della società civile verificatesi negli ultimi due tre anni.

La versione allegata si riferisce all’articolo  pubblicato  in The Institutions of Local Development, 2003 a cura di Fabio Sforzi – BULL, Anna; FRATE, Matteo. Social capital in the development of the Agro Nocerino Sarnese. , 141-173.

The social capital in the development of Agro Nocerino Sarnese

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