Alcuni degli strumenti dello sviluppo: le reti, i nodi.

Pubblico con grande piacere un interessante dono che Luigi Lixi ha fatto al nostro Blog. Luigi ci parla della rete e dei nodi in una forma quasi poetica offrendo delle riflessioni molto belle oltre che interessanti.

La opportunità di lavorare con le reti.

Chi frequenta con una certa assiduità il mare, sia perché ci vive o ci lavora, avrà potuto osservare l’instancabile impegno che i pescatori dedicano alla cura dei propri attrezzi di pesca.

La sera, al rientro o nelle giornate di mancata pesca, si vedono chini intenti a rigovernare i propri strumenti di lavoro.

Mi ha particolarmente colpito, fin da quando ero piccolo, l’attenzione che essi dedicano al loro utensile primario: la rete.

La rete, per il suo arduo utilizzo, è soggetta a lacerazioni, rendendola non più efficace per il suo lavoro.

Se vi fermaste a osservare con attenzione, vi accorgereste come nella riparazione egli dedichi maggiore attenzione e impegno al nodo, componente essenziale della rete.

E’ questo l’elemento che la tiene insieme: senza il nodo, la rete non esisterebbe.

Se avreste il tempo di indugiare nell’osservazione, notereste come il pescatore insista soprattutto su almeno tre delle parti principali che compongono il nodo (qui, mi viene in aiuto quanto loro mi hanno insegnato):

–           il “corrente”: la parte terminale del cordino che partecipa attivamente al confezionamento del nodo;

–           il “dormiente”: la parte fissa, già appartenete al nodo e alla rete, che subisce gli intrecci eseguiti dal corrente;

–           la “maglia” (il nodo): alla fine del lavoro deve essere “ben fatta”, non troppo stretta (affinché permetta di ammortizzare gli strappi cui la rete sarà sollecitata), né troppo lasca (così da evitare che essa si sciolga, rischiando di perdere il pescato).

Nella costruzione di una rete, per realizzare dei nodi efficaci, occorre avere una certa sicurezza:

–           saperli fare bene;

–           saperli fare con il minore numero possibile di movimenti;

–           saperli fare con rapidità e pazienza.

In certe circostanze un’esitazione o un’incertezza possono trasformare il nodo, anziché in un fattore di sicurezza, in un vero e proprio nemico o, quanto meno, in una pericolosa complicazione.

Sono convinto che questa metafora sia valida, anche con una certa precisione direi, per le reti di relazione o reti sociali; anche in esse il vero punto d’interesse è il nodo.

Senza i nodi: l’incontro e il successivo collegamento tra una o più persone non esisterebbero.

La cura e l’attenzione che si dedica a esso attribuiscono carattere, qualità e durabilità della rete che andrà a formarsi.

Come il pescatore indugia con attenzione alla cura di almeno tre degli elementi costitutivi del nodo, così chi si dedica alla cura della rete di relazione, deve occuparsi con attenzione ai nodi (domini) che uniscono questa rete, soffermandosi in particolar modo, su almeno tre dei punti che li compongono:

–           partecipazione: deve essere esercitata bilateralmente; non solo da parte di colui o coloro che intendono legarsi al nodo (correnti), ma anche da parte di chi al nodo è già legato (dormienti); questi ha l’impegno (che gli deriva dal legame già generato) di mettersi a disposizione adattandosi al nuovo ingresso;

–           delega: coloro che compongono già il nodo devono esercitarsi nell’affidare, ai nuovi componenti il dominio, il compito di disseminare, a loro volta, i risultati raggiunti dalla rete e dal nodo;

–           organizzazione e gestione: la rete non ha gerarchie è organizzata orizzontalmente, applicare una struttura verticistica significa irrigidire uno strumento che ha nella fluidità del movimento il segreto del suo successo, ovvero l’attitudine a fluttuare adeguandosi al moto ondoso o alle correnti marine, così da aumentare la sua capacità di cattura.

La rete nel suo insieme ha un suo specifico compito: raccogliere i consensi e attivare le discussioni tra i nodi che la compongono.ballo

Il compito secondario è quello di ridurre i costi organizzativi, agevolando la disseminazione delle informazioni disperse, con la semplificazione delle procedure nella trasmissione delle comunicazioni e delle decisioni, lungi da voler produrre decisioni o scelte.

La metafora della rete e del pescatore mette in risalto come non sia la rete ad assumere le decisioni sull’attività di pesca: l’eticità o meno delle catture (utilizzo di una metodologia più o meno invasiva o il rispetto o meno delle pezzature consentite) è una scelta operata dal pescatore nella preparazione del nodo da inserire.

E’ con questo elemento (il nodo) che egli riduce gradualmente la maglia o il tipo di armamento della rete, rendendola più o meno adatta a catturare prede di diverse dimensioni e ad agire in minore o maggiore in profondità.

E’ errato attribuire alla rete compiti che non può ne deve esercitare; quello, ad esempio, di attribuire a essa la facoltà di esprimere una volontà, rischia, non solo di non realizzare alcuna democrazia, ma di indurre forzosamente all’esercizio della dittatura una maggioranza mutevole.

La rete ha il solo compito di rendere note le preferenze maturate in essa.

La manifestazione delle volontà è compito che compete, semmai, alle persone che compongono i nodi (domini).

Una rete, cui è attribuito il compito improprio di decidere su iniziative e progetti, sarebbe coinvolta in un processo decisionale che la porterebbe o a implodere o a esplodere.

Un esempio può aiutare nella riflessione: cosa accadrebbe se, attribuendo alla rete il compito di decidere, si dovesse scegliere tra un’iniziativa A, già acquisita poiché votata da una maggioranza, e una B, anch’essa votata a maggioranza, ma che risulta essere in palese contrasto con la precedente?

Accadrebbe che si debba ri-proporre un’iniziativa C, combinazione tra A e B, oppure, che A e B siano oggetti di un’ulteriore votazione, e questo fino all’infinito; fino quando non si venisse a raggiungere una decisione definitiva nella rete.

Con quale criterio votare: a maggioranza? relativa? qualificata? all’unanimità?

Il rischio è che la democrazia di rete si avviti in una continua deliberazione, man mano che aumenta la complessa interdipendenza dei temi sui quali la comunità è chiamata a decidere.

Dato allora che per alcuni A sarà preferito a B e per altri B sarà preferito a C e così via, è necessario che si interrompa questa circolarità delle preferenze.

Con il variare delle ipotesi cambieranno sia i vincitori sia i perdenti e quindi cambierà continuamente il consenso; il processo decisionale viene così a bloccarsi col nascere dei veti incrociati; a questo punto, per superare l’immobilismo, occorrerà affidare a qualcuno l’incarico di decidere per tutti.

E’ questa la “democrazia della rete”?

La regola della maggioranza può risolvere il problema solo se le minoranze non diventano poi maggioranza in proposte rivali.

Ecco il problema della rete: se da un lato semplifica la divulgazione delle informazioni, dall’altro rende più complesse le procedure decisionali.

La rete è un potente mezzo sia di raccolta e diffusione delle informazioni, che di discussione “orizzontale”, ma se gli si affida il compito di gestire la complessità delle decisioni occorre una delega verticale, una mediazione, con le conseguenze del caso.

Un altro errore, a mio avviso, è quello di identificare o paragonare la rete alla“società liquida”.

La “società liquida” può essere utile alla democrazia se colui al quale è stata conferita la delega è disposto a misurarsi continuamente con una struttura di consenso e di dissenso.

Non è concepibile che esista un’identità sovrannaturale che come dal nulla proponga le soluzioni migliori.

Luigi Lixi

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