archivio

impegno civico

@Riotta – Una forbice nei salari del mondo. Ecco perché ripartire dalla scuola..

Annunci
Francesco Pigliaru e la coalizione di centro sinistra il 16 febbraio hanno vinto le elezioni regionali con una proposta di governo seria interpretata altrettanto seriamente dal candidato presidente. Lo slogan della campagna elettore è stato Comincia il domani. Adesso che le elezioni sono state vinte è cominciato il domani?
Credo che le note vicende di questi giorni dimostrino con forte evidenza lo scollamento che c’è tra una proposta politica di rinnovamento, basata sulla qualità delle proposte, sul merito, la valutazione ecc. e la classe politica sarda che continua il suo percorso incurante dei cambiamenti economici, sociali e politici che stanno sconvolgendo i nostri tempi. Credo che questo scollamento politico e morale sia il vero caso di “anatra zoppa”, mi perdonerà Pigliaru per la metafora irriverente.
Quindi il domani fa fatica a cominciare.
Pertanto credo che come società civile dovremo tenere alta l’attenzione per garantire a Francesco Pigliaru il supporto, e sopratutto il controllo, affinché le cose dette in campagna elettorale vengano fatte davvero. In questo momento da più parti, io compreso, si teme la restaurazione di vecchie logiche con i soliti nomi che tornano a galla, sia per il ruolo di assessore ma anche e sopratutto per tutti gli altri ruoli che solo apparentemente sono meno importanti (chi conosce la macchina amministrativa sa che sono fondamentali, penso ai direttori generali, ai presidenti e responsabili di enti ed agenzie, capi di gabinetto ecc.).
Credo che il miglior regalo che possiamo fare a Francesco Pigliaru sia quello di vigilare sull’operato della sua amministrazione sostenendo ed incoraggiando il processo di scardinamento delle clientele e delle posizioni di rendita che hanno caratterizzato la politica sarda.
Credo che merito, competenza e altissima qualità delle scelte operate debbano essere le stelle polari dell’Amministrazione Pigliaru.
Inoltre, è importante non incappare nell’errore principale delle amministrazioni di centrosinistra: un isolamento dalla base realmente interessata al cambiamento e la nascita di un cerchio magico che distorce il corretto rapporto che deve esserci tra delegati al governo e cittadini. Per non cadere in questo errore c’e bisogno di molto impegno da parte del gruppo chiamato al governo della regione a tener in giusta considerazione i semplici cittadini che a volte possono dare contributi più significativi e sopratutto sinceri rispetto a quanto dicono o fanno capi corrente e padrini vari o peggio ancora faccendieri e portaborse senza arte ne parte.
Ovviamente non basta l’impegno di Pigliaru e della sua squadra, anche la società civile, anche noi, dobbiamo fare la nostra parte.
Considerato che non mi piace parlare senza che poi seguano azioni concrete lancio due iniziative:
1. Diamo vita ad un gruppo di monitoraggio politico che controlli e verifichi che gli impegni presi siano realmente mantenuti. Partiamo dall’impegno della competenza per gli incarichi di responsabilità. Monitoriamo tutti gli incarichi dati, capi gabinetto, addetti, consulenti, ecc. e verifichiamo che abbiano delle reali competenze per ricoprire quel ruolo. Verifichiamo che la scelta sia stata fatta per merito e non per appartenenza. Andiamo poi a vedere periodicamente cosa stanno facendo, quali risultati stanno ottenendo o cosa non riescono a fare. Credo che questo sia di aiuto per tutti, per primo per chi svolge seriamente e con impegno il compito che gli è stato affidato.
2. Costruiamo un luogo di incontro e di elaborazione  che proponga idee, metodi, progetti che tengano alta la qualità dell’azione politica della giunta e del consiglio. Un luogo fuori  dallo scontro politico quotidiano, in grado di guardare lontano in termini di strategie, scenari e produzione di ricerca e idee. Soprattutto, un luogo in grado di scalzare le logiche e i metodi della classe politica estrattiva che da anni mortifica la Sardegna e l’Italia.
Che ne pensate? Facciamo partire il domani anche con l’impegno civico?
Chi ci sta?

Oggi sul Blog di Vito Biolchini è apparso un interessante articolo (Caro Amsicora, per chi un voto utile? Per chi può realmente battere Cappellacci e per i partiti sovranisti) incentrato sul dialogo tra Vito e il compagno Amsicora che un articolo apparso su Democrazia Oggi ha posto delle domande inteligenti quanto provocatorie. Il succo delle domande poste da Amsicora  possono essere così sintetizzate: “Perché votare il Pd nel nome della salvezza dell’isola dagli emiri, quando è poi il presidente del Consiglio Letta a volerceli portare in Sardegna? Perché votare Pigliaru che è dello stesso partito di Renzi, un politico che fa accordi con Berlusconi per stravolgere la Costituzione?”. La risposta di Biolchini è racchiusa nel titolo del post che dice  che il voto a Pigliaru è un voto a chi può realmente battere Cappellacci e poi è un voto per i partiti sovranisti. Come ho commentato sul blog di Biolchini condivido molte delle cose scritte, tuttavia dissento su due punti fondamentali. Prima di tutto penso che per tutti i cittadini sia un dovere prima che un diritto la scelta dell’idea di Sardegna in cui vorrebbero vivere a quale Presidente affidare la guida della regione e quale Consigliere regionale meglio lo rappresenta. Credo che questo sia un dovere dei cittadini comuni quanto delle classi dirigenti.

Sopratutto credo che la scelta di Pigliaru non è residuale o legata alla possibilità di vittoria o di sconfitta di Capellacci. La scelta di Pigliaru è, e deve essere, una scelta consapevole di rottura dell’incantesimo che gli occupanti abusivi del centrosinistra hanno creato in questi anni. La vittoria di Pigliaru, o la sconfitta, saranno determinanti per il processo di cambiamento del centrosinistra sardo: la vittoria porterebbe idee nuove e sopratutto gente nuova nei posti decisionali, una sconfitta, invece, ridarebbe vigore alle vecchie logiche di apparato. Sostenere Pigliaru significa quindi sostenere il cambiamento nell’Amministrazione regionale e nella politica del centrosinistra cambiando uomini, idee e metodi. Del resto se Pigliaru era così rassicurante per gli apparati del PD perchè hanno accettato la sua candidatura solo all’ultimo secondo utile?

ecosistema

La conclusione delle primarie del centro sinistra in Sardegna ci regala due certezze: la prima è che la candidata presidente è Francesca Barracciu; la seconda è l’evidente disaffezione degli elettori del centro sinistra da questa classe dirigente. Queste due certezze posso rappresentare una grande opportunità oppure accompagnarci un passo avanti verso il baratro. Mi soffermo solo sull’opportunità perché non ho voglia di parlare in questo momento di cose tristi e soprattutto perché questo pericolo è noto: solo chi non vuole vederlo dice che non esiste e pertanto è inutile continuare a parlare ai sordi.
L’opportunità che nasce da queste due certezze è rappresentata dal segnale forte che viene dalla scelta di una giovane donna come candidato, e di questi tempi già questo basterebbe per dichiarare rivoluzionaria la scelta. Inoltre, le primarie suonano la sveglia, sottolineando, ancora una volta con forza, che è ora di cambiare, che questa classe dirigente non attrae anzi crea disaffezione. Ne sono una dimostrazione i dati calanti sia dei tesserati al PD che dei partecipanti alle primarie.
Come cogliere l’opportunità? Secondo me attraverso un programma coraggioso che disegni una visione di Sardegna in cui ambiente, cultura, conoscenza, turismo, creatività, innovazione siano motori di sviluppo e non parole al vento. Soprattutto è importante mettere in campo una nuova classe dirigente in cui il merito e la competenza siano la strada maestra per selezionarla: in cui siano bandite completamente e definitivamente le appartenenze, le clientele e tutte le distorsioni che ben conosciamo. Questo rinnovamento, che non vuol dire rottamazione, deve riguardare tutti i giovani e i meno giovani, uomini e donne, tecnici e politici. Deve riguardare l’intera classe dirigente, partendo dai consiglieri regionali si deve arrivare agli amministratori locali, ai sindacati ai tecnici, ecc.
È fondamentale affrontare la campagna elettorale e, soprattutto,gli anni di governo, con uno spirito costruttivo, inclusivo e positivo. Cerchiamo di recuperare lo spirito e la forza che i nostri padri seppero mettere in campo per uscire dal terribile incubo del fascismo e della seconda guerra mondiale.

 

pubblico un interessante video in cui Bono, la voce degli U2, ci racconta le buone notizie che si hanno sul fronte della lotta alle povertà, ma sopratutto ci sprona ad impegnarci in prima persona per raggiungere il fondamentale obiettivo della riduzione della povertà estreme in giro per il mondo.

per ulteriori approfondimenti vai alla alla pagina http://www.ted.com/speakers/bono.html

Come ormai tutti voi saprete Barca ad aprile ha presentato un documento intitolato “Un partito nuovo per un buon governo”, che ha riacceso la discussione sul ruolo dei partiti ed in particolare sui partiti di sinistra. Un documento su cui Barca non cerca adesione, ma sopratutto confronto come ha dichiarato nella presentazione che egli stesso ne ha fatto sull’Unità del 12 aprile. Si tratta di un documento nato dall’esperienza maturata come Ministro per la Coesione territoriale che ha portato Barca a concludere che senza una nuova «forma partito» non si governa l’Italia.

Barca, ed io concordo pienamente, vuole “un partito che faccia riavvicinare le persone all’azione comune, sollecitando lo Stato ad una pratica dell’azione pubblica di «sperimentalismo democratico». Ossia un metodo che superi l’errore secondo cui pochi individui, gli esperti, i tecnocrati, dispongono della conoscenza per prendere le decisioni necessarie al pubblico interesse, indipendentemente dai contesti. Ed eviti l’altro, nuovo errore della nostra epoca: quello di pensare che la folla possa esprimere quelle decisioni in modo spontaneo, attraverso la Rete. Si tratta di chiudere con forza per sempre la stagione dei partiti Stato-centrici o di occupazione dello Stato, e di costruire un «partito palestra» che, essendo animato dalla partecipazione e dal volontariato e traendo da ciò la propria legittimazione e dagli iscritti e simpatizzanti una parte determinante del proprio finanziamento, sia capace di promuovere la ricerca continua e faticosa di soluzioni per l’uso efficace e giusto del pubblico denaro. Serve un partito che torni, come nei partiti di massa, a essere non solo strumento di selezione dei componenti degli organi costituzionali e di governo dello Stato, ma anche “sfidante dello Stato stesso” attraverso l’elaborazione e la rivendicazione di soluzioni per l’azione pubblica”.

buon governo

La discussione su documento prosegue animata sia attraverso incontri territoriali che attraverso la rete sopratutto sul sito  http://pazzixbarca.wordpress.com e su twitter seguendo @fabriziobarca @pazziXbarca @zingaros76

Per continuare la discussione Rilancio la sintesi, pubblicata sul sito pazzixbarca della serata passata da Barca a discutere, con i militanti della sezione del Pd di via dei Giubbonari a Roma, della forma partito, dell’insuccesso alle elezioni politiche e del futuro del Pd.

“Il Pd è una risorsa, ma va usata meglio”. Barca spiega cosa vuole fare.

Se il pianeta spreca il cibo | Slow Food – Buono, Pulito e Giusto..

è un interessante articolo pubblicato da Carlo Petrini, presidente Slow Food, and Achim Steiner, UN Under-Secretary General and UN Environment Programme Executive Director

In questo articolo viene evidenziato come “un terzo del cibo che globalmente viene prodotto non nutre nessuno. E un cibo che non nutre nessuno non è solo inutile, è anche dannoso. Ed è la dimostrazione che il sistema “moderno”, “razionale” di produrre e distribuire cibo è un sistema basato sullo sperpero dei beni comuni a vantaggio di profitti privati.” Gli autori ci ricordano che “a qualcuno conviene produrre in modo incosciente per poi vendere in modo insensato; e a qualcun altro ancora conviene portare tutto in discarica in modo sconsiderato, rapinando ancora risorse, energia e tempo”.

Sopratutto è importante sottolineare che la soluzione allo spreco di cibo “sta in una produzione più ragionevole, che si ponga dei limiti, che rispetti le risorse comuni. Sta in un acquisto misurato, gentile verso il pianeta e verso noi stessi, sobrio e non nevrotico. Sta in politiche alimentari che sappiano connettere la produzione di cibo con l\’ambiente, la salute e i diritti.